Una tazza di tè

11 10 2011
Illustrazione zen di una tazza piena

© Matteo 'Piter' Pederzini

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».





La nona Icona del Bue Bianco

11 04 2011

Ritorno al fondamento

Fin dall’inizio è puro e senza polvere. Là, qualcuno contempla il sorgere e il tramontare di ciò che ha forma, e dimora nella raccolta quiete del non-agire. Non si lascia più illudere dalle transitorie e ingannevoli immagini del mondo, e non ha più bisogno di esercitarsi. Azzurri fluiscono i torrenti, verdi si elevano le montagne. Seduto, se ne sta a guardare le cose nel loro mutare.

Illustrazione della nona icona del bue bianco

In questa nona icona c’è solo l’immagine del fiume che scorre vicino all’albero. Nella precedente icona, c’era il momento della fusione dell’assoluto, ma non era il perdersi nell’Universo: l’Uno era rappresentato nel Tutto perché l’essere umano si sentiva parte di esso. Ma è solo un pezzetto del puzzle e ha bisogno di fare la grande esperienza, cioè dì sentirsi Uno con l’Assoluto. Capite la differenza? Fatta questa esperienza, può tornare ad essere Uno come parte dell’Assoluto, ma non è più come prima. Prima vedevo montagne e fiumi, poi ……..
Questa icona rappresenta nuovamente il mondo tutto: è l’espressione dell’Assoluto e ogni cosa, anche se sembra separata, è Uno. È la grande rinascita al proprio sé, che ora non è più separato, è Uno con il Tutto e con ogni particolare della vita e dell’Universo.
Come quando, guardando il giardino o il cielo, ci dimentichiamo di noi stessi…appare solo l’albero per quello che è. Il cielo…ci perdiamo nel cielo…ma chi guarda il cielo? Sempre noi…capite? Siamo uno con il cielo e, allo stesso tempo, siamo noi. Ecco l’importanza dei laboratori di pratica, della meditazione, della Sesshin: entrare nel Tutto ed essere nel Tutto.

Io non essendo io sono io





L’ottava Icona del Bue Bianco

15 03 2011

Dimenticare insieme il Bue e l’Uomo

Tutti i desideri mondani sono caduti via e insieme si è completamente svuotato anche il senso del sacro. Non restare dove dimora Buddha. Va’ via veloce da dove non dimora nessun Buddha. Se non si è più attaccati a nessuno dei due luoghi, ciò che vi è di più intimo non lo si potrà più vedere, neanche con mille occhi. Il sacro, al quale gli uccelli consacrano fiori, è solo una vergogna.

Ottava icona del bue bianco
In questa immagine il bue è scomparso e adesso anche l’uomo, o meglio il suo essere, si è fuso con il tutto. Questo livello è la posizione del raggiungimento dell’Assoluto: si dice “il Vuoto” nello Zen, ma crea confusione per chi non ha dimestichezza con l’uso che lo Zen fa delle parole. Nello Zen le parole vengono usate in maniera molto sapiente per il loro significato comune, per il loro significato intrinseco e per l’opposto al loro significato. È un esercizio continuo che richiede molta dimestichezza e che usato sapientemente dai Maestri, aiuta l’allievo a rompere la visione condizionante che la mente fa delle parole catturandole nei significati convenzionali e costruendo così una visione condizionata stereotipata della realtà, quando questa è espressa a parole. Lao Tsu, il fondatore del Taoismo, diceva nel suo Tao The Ching  “Il Tao di cui si parla non è il vero Tao”.
La parola ha una forza straordinaria, si dice nello Zen: “Una parola detta, neanche cento elefanti la riportano indietro”, quindi va usata con molta sapienza. La nostra mente è influenzata al 70% dalla vista e per il restante principalmente dalla parola.
Lo Zen usa le parole eccome, contrariamente a chi pensa che lo Zen sia silenzioso. Tutti gli insegnamenti dei Maestri sono certo nell’azione, ma anche nei Teisho, nei Kusen, nei Koan  nei Sutra e in tutti i testi che ci hanno lasciato uno per tutti lo Shobogenzo per la tradizione Soto e il Rinzai Roku per la tradizione Rinzai.
Quindi qui il quadro ci dice che l’essere umano ha realizza il KU cioè il Vuoto.

Io non essendo io sono io

Essere uniti al tutto non significa che non siamo più lì, che non c’è niente, quanto piuttosto che ci percepiamo in modo diverso, non più totalmente separati o isolati. È vero che siamo ciò che siamo, ma non c’è nulla che dica che questo è mio, che questo sono io.
Osservando con attenzione durante la meditazione ci rendiamo conto all’inizio che quando respiriamo ed espiriamo c’è uno scambio costante fra noi e il mondo. A questo livello quando inspiriamo ed esperiamo e sentiamo il nostro io che si espande nel mondo, non lo sentiamo separato ma Uno con tutto l’Assoluto. L’intero Universo siamo noi. Proviamo a respirare e a sentire questa sensazione. Certo adesso è solo mentale di coscienza, poi sarà totale.
Questa immagine è molto potente, è Il Cerchio, ecco perché ho chiamato il mio monastero ENSO-JI Il CERCHIO. Il cerchio rappresenta l’Assoluto. Questa icona rappresenta la possibilità di cambiare, di realizzare l’Assoluto. Dovremmo averla sempre sul nostro muro al mattino al risveglio e alla sera prima di dormire. Niente parole, solo 10 minuti di meditazione per entrare nel cerchio….

Scoprire che tutto era già dall’inizio, allora qualcuno potrebbe chiedersi: se tutto è già, allora perché cercare? Perché gli occhiali sono sul naso, ma se non lo sai li cerchi, giusto? Ma se non hai gli occhiali sul naso, non puoi trovarli perché non ci vedi, capisci? Tutto è già ma dobbiamo prenderne consapevolezza.
Questa icona rappresenta che si va per la vita donando se stessi, cioè l’Universo a tutti, ma in maniera naturale, perché non potrebbe essere diversamente, voi siete l’Universo e ogni vostra azione è fatta dall’Universo.
Il mio Maestro alla mia domanda“Ma dove andiamo quando moriamo?” mi rispose “Non ti preoccupare, fuori dall’Universo non puoi andare”. Questa è la nostra Naturale Natura, che la si pensi da cristiani, islamici, buddhisti…siamo l’Universo e non possiamo sottrarci, che si sia vivi o morti non cambia, capisci? Allora vale la pena fare questa esperienza e vincere da esseri  realizzati quali siamo.

Le dieci icone mostrano che il cammino è un continuo apprendistato che non va visto in maniera lineare. Non comincia con la prima per finire con la decima. Non si deve pensare, ad esempio, che per la prima fase siano necessari molti anni, per la seconda cinque e così via. Dobbiamo piuttosto immaginare un cerchio dove sono tutte inscritte, dove in ogni momento potremmo trovarci in qualsiasi fase. Possiamo andare avanti e tornare in dietro, ma avendo un po’ più di comprensione. Durante un ritiro ci si può ritrovare a un livello qualsiasi tra quelli indicati nelle immagini: si può tornare a quello descritto nella prima o a quello difficile che si vede nella quarta.

Gassho





La settima Icona del Bue Bianco

7 03 2011

Dimenticato il bue, il pastore resta solo

Non c’è dualità nel Dharma, e il bue è stato dipinto solo come un mezzo provvisorio, simile al cappio per catturare le lepri o alla nassa per intrappolare i pesci. Adesso per il pastore è come se la luna si stagliasse sulle nuvole o l’oro scintillante venisse separato dalle scorie.
Lo stesso raggio di luce luccica già da prima della nascita del mondo.

Il significato di questa icona è dimenticare il bue, cioè l’emancipazione della nostra mente che da confusa diviene chiara e il pastore che diventa essere uomo. Il fatto che il bue non sia più rappresentato, non significa che sia scappato, o cancellato, ma significa che si è trasformato nella nostra Vera Mente, la trasformazione che abbiamo intensamente cercato ha avuto inizio e  ha dato i suoi frutti. Eppure qui siamo alla settima icona non all’ultima, attenzione!!!
Il pastore ha un risveglio di coscienza nella prima icona, sente dentro di sé che c’è un modo diverso di essere e di manifestare questa sua Vera Coscienza che è in tutti noi e grazie a questo sentire riesce a leggere le tracce.
Entra nella seconda icona, legge le tracce della sua diversa coscienza, le legge in molte cose che gli accadono, cose che prima vedeva o considerava come normali, come appartenenti a sé, ma a quel punto vede che non gli corrispondono più, che la sua coscienza le percepisce diversamente.
Nella terza icona incomincia ad avere chiaro cosa non gli corrisponde più e inizia il cambiamento che si fa duro e battagliero nella quarta icona, dove acquisisce sempre più chiarezza di cosa lui non è e di ciò che invece vorrebbe essere e mette in atto tutti gli stratagemmi per imbrigliare la vecchia mente e domarla.
Nella quinta icona è l’accettazione della sua mente e, quindi, con l’accettazione la conoscenza. Riesce così a dirigere la vecchia mente dove vuole, a trasformarla più facilmente sino al punto della sesta icona, dove suona il flauto pacifico sul bue e non tiene più stretta neanche la corda: ha trovato la sua Via, la sua nota concorde , il suo modo, la sua pratica da seguire e seguendo serenamente e con gioia la sua pratica e manifestando sempre di più la sua Vera Coscienza arriva alla settima icona. Come vedete, le prime cinque icone sono tutte rivolte alla mente che deve cambiare, al bue da domare, alla trasformazione delle nostre negatività, come una battaglia rivolta a qualcosa che consideriamo altro da noi.
Dalla settima icona, invece, dove il bue sparisce, non si tratta più di lottare, cancellare o  trasformare la vecchia coscienza, ma di far crescere sempre più quella nuova, che è sempre stata lì, ma non ne avevamo consapevolezza. Si tratta di scoprirla sempre di più, di farla risplendere.
In questo settimo stadio c’è la  ferma consapevolezza di essere diventati quello che nel Buddhismo si dice vero Sé, vero Essere, cioè quella coscienza originaria che tutti gli esseri hanno e, tuttavia, proprio in questo “io penso – io dico – io percepisco di essere la vera coscienza” c’è un problema, perché c’è la possibilità che ci si separi dal resto delle coscienze di chi non è realizzato e quindi si caschi nuovamente nell’ego. È  un momento delicato: sì, è avvenuta la trasformazione, ma non avendo la PIENA trasformazione, percepiamo ancora gli altri esseri come diversi da noi e ci sentiamo diversi, e anche se siamo pieni di compassione e amore, gli altri e l’universo li consideriamo Altri da Noi. Questo sentire rischia di far riemergere il nostro ego, certo in un modo diverso, più subdolo, mascherato di amore verso tutto e tutti, amore sincero, si badi bene, non falso, ma comunque percepiamo gli altri separati dal nostro vero Essere.
L’immagine della settima icona ci  dice che siamo in grado di manifestare chi veramente siamo, rimanda al momento in cui finalmente ogni cosa che facciamo è meditazione: cioè spontanea manifestazione del nostro vero Essere, quando siamo seduti a meditare meditiamo, ma anche quando camminiamo, lavoriamo, ascoltiamo qualcuno o giochiamo. Non c’è separazione, non c’è più alcuna lotta: la meditazione è diventata il nostro naturale modo d’essere, siamo semplicemente ciò che siamo. La consapevolezza, l’attenzione, la compassione sono sempre presenti, accompagnate a una sorta di saggezza, come quando la mattina ci si sveglia affamati e si va a prendere un frutto, oppure, sentendo freddo, si va a prendere la legna per accendere il fuoco. Si fa, insomma, ciò che è  naturalmente appropriato. Non ci sono più pensieri del tipo: “Devo essere buono, devo essere compassionevole, saggio, generoso…”. Avviene tutto naturalmente: siamo generosi adesso, in questo momento, vogliamo esserlo e non è possibile fare altro che essere generosi verso noi stessi e gli altri.
Questo è uno stadio di Coscienza elevato e solitamente arrivati alla quinta icona non si torna più indietro, ma capita che spesso arrivati alla settima icona invece ci si ferma.
Nella settima icona il pastore è diventato Uomo ed è rientrato nella sua vera casa e  pensa di aver raggiunto la meta perché è diventato Uno con se stesso, ma appunto Uno con se stesso, non Uno con tutto l’universo, è una grande realizzazione, ma personale e rischia di nascondere l’ultimo quarto della luna.
Sino a qui c’è stato un cammino quasi logico dell’essere umano alla ricerca di se stesso, penso abbiate seguito facilmente il percorso e i processi di evoluzione della mente che ricerca ed è quello che mi auguro succeda o succederà a tutti voi.
A questo punto viene da chiedersi, ma se il pastore si è trasformato in Essere Umano, cioè da essere che pascolava confusamente ad Essere che ha trovato se stesso, il suo vero Essere, allora il viaggio è finito, cosa può esserci di altro? Di più?
Da qui il viaggio è verso la scoperta della verità assoluta, non solo della propria, è la sottile linea che separa il saggio dall’illuminato. La scoperta della verità assoluta comprende la totale scoperta di se stessi “Uno nel Tutto il Tutto nell’Uno”.
Se arriverete allo stadio della settima icona, vi esorto a non fermarvi, a proseguire il meraviglioso Viaggio.

“Lascia andare davanti; lascia andare dietro; lascia andare nel mezzo.
Andato oltre l’esistenza, dappertutto con una mente liberata,
tu non tornerai più a nascere nuovamente
né a soffrire né a morire, sarai totalmente realizzato.”





Corso di studi e pratica zen al Monastero di Berceto

1 03 2011

Introduzione agli elementi essenziali dello Zen: pratica, teoria e filosofia
Aperto a tutti per tutti

Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli
Eremo Zen di Montagna
Località Pradaiolo, 37
Pagazzano di Berceto (Pr)

Conoscenza e coscienza spesso sono separati, nello Zen tutto è Uno
Alla scoperta dello Zen: irriverente, irrazionale, profonda-mente attuale

 

Illustrazione dell'ingresso del Tempio Zen Sanbo-Ji di Berceto in provincia di Parma

© MATTEO 'Piter' PEDERZINI

In questo corso zen, che si terrà nella splendida cornice dell’Eremo Zen di montagna Sanbo-Ji, andremo a lezione dal Maestro Zen come si faceva anticamente, dove studio e pratica erano Uno. Un percorso di conoscenza e interiorità spirituale, per aiutarci a vivere nella consapevolezza della vita.
Dal Buddhismo classico allo Zen, dalle dolci parole del Buddha alle irriverenti frasi dei maestri zen che scuotono i nostri attaccamenti e le nostre fondamenta.
Il Maestro Tetsugen  Serra, abate dei monasteri Enso-ji Il Cerchio, e Sanbo-ji Tempio dei Tre Gioielli, vi introdurrà allo studio, alla pratica del buddhismo e al meraviglioso mondo dei maestri zen. Leggi il seguito di questo post »





La sesta Icona del Bue Bianco

24 02 2011

Portare il bue a casa

Adesso la lotta è finita. E guadagno e perdita sono svaniti nella vacuità. Il pastore canta una canzone di boscaioli e con il flauto intona un motivetto per bambini. In groppa al bue, alza lo sguardo al cielo azzurro. Se qualcuno lo chiama, non si volta; se lo tira per la manica, non si ferma.


Il bue non è più legato con la corda e il mandriano sta suonando il flauto seduto alle sue spalle. Meraviglioso. L’immagine illustra il rilassamento e anche la gioia e la creatività. La meditazione non significa affatto essere annoiati o troppo seri. È grazie alla meditazione che la chiarezza e la consapevolezza creativa si possono manifestare. La meditazione non è pesantezza, non è qualcosa che rende più pesanti, bensì più leggeri. Questa immagine è molto importante perché mostra che nella pratica c’è gioia. Quando andiamo a meditare lo facciamo con entusiasmo e gioia perché stare seduti ed essere consapevoli  di se stessi e dei movimenti della nostra mente, anche quelli negativi, è un sollievo. Proprio come togliersi dei vestiti inzuppati d’acqua e mettersi accanto al camino che ci scalda. È importante sperimentare anche nella meditazione questo stesso senso di ispirazione e di leggerezza di sentirsi a casa, piuttosto che vederla come una costrizione. La meditazione ci porta a sentirci più a nostro agio con noi stessi, ci porta a riposare, come davanti ad un caldo camino, ma se ci addormentiamo…le gambe vanno a fuoco come quelle di pinocchio. La meditazione è accettare con gioia ciò che siamo in questo momento, è gioire di quello che ci circonda e  apprezzare il momento presente. Apprezzandolo cercheremo di starci il più pienamente possibile.

Nel momento presente c’è gioia e creatività. Creatività perché c’è conoscenza e libertà del nostro sentire: la meditazione  Zen significa soprattutto aprirsi a queste possibilità, rendersi conto della nostra consapevolezza, che si manifesti nella vita di tutti i giorni, lavorando o amando le persone , o in qualsiasi altra attività.
Giunti a questo punto del cammino cominciamo a sentirci più leggeri, più creativi nella vita quotidiana, nulla ci pesa più, al contrario ogni cosa diventa pratica di meditazione.
Sino alla 5 icona la mente e il corpo sono seri e tesi, ed è giusto, come prima del decollo in aereo. Poi, una volta decollati, ci si tranquillizza, non siamo ancora alla meta, ma siamo sulla rotta giusta, e anche il nostro corpo acquista leggerezza, i nostri passi si fanno più leggeri.

Ho seguito le tracce del bue dimenticato
Ed, alla fine, l’ho afferrato per le briglie!
Spero che anche tu voglia cavalcare questo bue,
Suonando, nel contempo, il flauto senza buchi,
Ed entrando deciso nel tuo villaggio natale,
In cui, come sempre, i fiori sbocciano in primavera!






Ritiro Zenkai al Monastero di Milano

8 02 2011

Domenica 20 febbraio, dalle 7:00 alle 17:00:

RITIRO ZENKAI
Al Monastero Zen Il Cerchio di Milano

ESSERE UNO, ESSERE TUTTO
Incontro di pratica Zen aperto a tutti

Foto di Triskells Statua Buddha in meditazione

"Prayer" Kamakura, Tokyo ® Flickr/Triskells

Passeremo una giornata nel monastero Enso-ji Il Cerchio di Milano, incontrando intimamente noi stessi al di là delle maschere che portiamo, vivendo intensamente insieme a tutti gli altri, il Sangha.

Praticheremo la meditazione seduta (Zazen) e camminata (Kinhin) e faremo esperienza di alcuni esercizi energetici. Ascolteremo brevi insegnamenti e letture, lavorando profondamente su noi stessi con un koan (domanda originaria).

Alla fine del ritiro, dopo una semplice cerimonia del the, vi sarà uno spazio di condivisione.

È necessaria la prenotazione.

Arrivo tra le 7:00 e le 7:15
Inizio pratica ore 7:30
Termine ore 17:00 circa

Si consiglia di portare abiti larghi e comodi adatti a potersi sedere a terra. È possibile cambiarsi in appositi spazi all’interno del monastero.

Info e prenotazioni





Ritiro Zen nell’Eremo di montagna

1 12 2010

Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli

Ritiro Zen con il Maestro Tetsugen Serra
Una finestra su noi stessi

Dal 4 all’8 dicembre 2010
Sanbo-ji Tempio dei Tre Gioielli
Eremo Zen di montagna a Berceto (PR)

Trovare cinque giorni da dedicare solo a noi stessi non è facile, ma ogni tanto occorre fare uno stop per poter proseguire con maggior chiarezza, gioia e armonia.
Il ritiro zen dal 4 all’8 dicembre è un’occasione per esplorare intensamente noi stessi insieme a molti altri, in un contesto residenziale ottimo per il silenzio e l’introspezione quale è il Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli.
Le mattinate saranno dedicate al silenzio e alle meditazioni di consapevolezza. Il pomeriggio ai gruppi di condivisione e alla pratica dello Zen, come durante i laboratori creativi di meditazione:

Conoscere il nostro agire: il gesto e la calligrafia zen.
L’emozione al nostro cuore: l’espressione della parola attraverso la poesia Haiku.
La nostra  voce: trovare la nostra voce.
Lo Specchio: colloqui privati con il Maestro Tetsugen Serra.

Praticheremo la Meditazione Zen Koan Life, la meditazione di condivisione della pratica sui koan, le storie meditative zen,  il modo più contemporaneo di esercitare quello stato di coscienza mindfulness in cui, vigile e senza giudizi, si è testimone di pensieri, emozioni o percezioni che accadono nel presente, trasformando le informazioni acquisite di noi stessi in esperienza, per diventare architetti delle nostre vite.
Tutti i pasti saranno vegetariani e condivisi in conviviale consapevolezza. È inoltre prevista una giornata di purificazione.
Il ritiro avrà inizio il 4 dicembre alle ore 15.00 e terminerà mercoledì 8 alle ore 14.00.

Vi aspetto per passare cinque giorni in silenziosa gioia e armonia!

Tetsugen Serra





Seminario Monogatari

9 08 2010

Le nostre emozioni attraverso lo Zen
Monogatari:
Liberarsi e conoscere se stessi

Meditante zen seduto su uno zafu

Il seminario è aperto a tutti. In giapponese Monogatari significa “favola”, “racconto” ed e’ strettamente legato alla nostra storia interiore. Attraverso l’uso di un Koan personale e l’aiuto del Maestro, impapererete a liberare e a rappresentare con ogni espressione (voce, corpo, disegno, sentimento) l’emozione racchiusa nel vostro Koan. Un’occasione per conoscere sempre più noi stessi e imparare a vivere gli altri.

Che cos’è un Koan Zen?

Il Koan è una frase paradossale, una storia Zen, una domanda del Maestro.

Tre giorni di incontri, condivisioni, camminate silenziose nella natura e  ritiri solitari nel bosco in meditazione.

Momenti per esprimere e momenti per ascoltare.
Momenti per essere se stessi!

L’evento rientra nel programma luglio/agosto dell’iniziativa Vacanze Zen a Sanbo-Ji.

Per info, costi e prenotazioni www.monasterozen.it





La quinta Icona del Bue Bianco

2 07 2010

Governare il bue: le Sue Paure

Senza fretta cavalco il toro diretto a casa.
La melodia della mia canzone saluta la sera.
Batto il ritmo, mi sento in armonia.
Non c’è bisogno di dire
che ora sono uno di quelli che sanno.


Nella quinta icona il bue è ancora legato ma più calmo. Mansueto il mandriano tiene ancora in mano la corda, anche se allentata. Il bue è tranquillo e mangia l’erba. L’immagine non fa più riferimento alla lotta ma al riposo. È il momento, per chi pratica meditazione zen, in cui finalmente impariamo a stare con la pratica e capiamo che essa è uno sforzo senza sforzo. Dopo aver combattuto col corpo e con la mente, ci rendiamo finalmente conto che la meditazione porta all’accettazione, che la lotta con le nostre vecchie abitudini inizia a dare frutti, che i pensieri di cambiamento sono più stabili e, soprattutto, inizia un processo non più di lotta ma di accettazione. Accettazione di chi siamo, con i nostri attaccamenti, condizionamenti, le nostre debolezze.
Qui iniziano le vere paure del vero cambiamento.
La difficoltà e il dolore non sono una punizione né una dannazione eterna, sono solo uno strumento per poter liberare la farfalla che è in te. Le lacrime possono insegnare molto oppure essere solo un effluvio inutile, a noi la scelta.

La quinta icona si riferisce dunque all’impegno: bisogna sostenere la pratica, dobbiamo continuare a praticare regolarmente anche se il cammino diventa più facile e sentiamo che ne vale davvero la pena, che è proprio ciò che vogliamo fare. La regolarità nell’impegno della meditazione, che è via e sostegno al cambiamento, è molto importante. Ecco il perché dell’utilità dei ritiri zen assieme ad altri praticanti.

Koan:

UN VENTO DEL NORD SOFFIA UNO DEL SUD CALDO








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