IKI è la capacità di destreggiarsi nell’Amore // IKI es la capacidad de desenvolverse emotivamente en el Amor

14 02 2011
Kanji Iki

® Blog.Jappanium.com

Un termine giapponese  che rappresenta bene l’arte dell’amore e dell’amare è: Iki.  Il concetto giapponese di Iki  è qualcosa di raffinato e personale che trascende il mondano e la quotidianità, per entrare nell’amore personale assoluto. Il termine  definisce bene la capacità di essere profondi e nello stesso tempo di saper far affiorare ciò che serve all’amore. Il termine, che in cinese é Sui,  diverrà Iki in Giappone nel periodo Bunka–Bunsei (1804-1830). Pronunciato alla cinese Sui, indicava  “Cose degne di particolare attenzione”, forse dall’abbreviazione di Bassui (eccellente). Il termine compare nella letteratura  giapponese per indicare “Persone assai esperte nell’arte dell’amore” e “Profonde conoscitrici delle emozioni umane”. Iki è capacità di destreggiarsi emotivamente nelle situazioni difficili dell’amore, la capacità di coniugare spontaneità ed artificio, artificio sempre finalizzato alla buona riuscita e al mantenimento dell’amore. Iki/Sui riassume l’essenza della cultura giapponese, in quanto racchiude in sé seduzione, energia spirituale, rinuncia, le tre virtù tradizionalmente espresse dalle figure emblematiche: la geisha, il samurai, il monaco. Leggi il seguito di questo post »





Entrare nel Koan è ritrovarsi esattamente là, dove si è sempre stati

19 05 2010

I Koan non rappresentano un’opinione o un punto di vista della realizzazione di una singola persona, ma il principio originale dell’essere, perché attraverso i Koan superiamo la vita e la morte e trascendiamo attaccamenti e condizionamenti.

Non possono essere capiti dalla logica, perché non sono da capire. Non possono essere trasmessi con le parole perché non sono insegnamenti. Non ti insegnano ad essere così o così.

Sono come un grande fuoco che brucia tutto in un attimo.

Entrare nel Koan è ritrovarsi esattamente là, dove si è sempre stati.

La risposta al Koan è un’esperienza profonda dell’essere che poi viene tradotta in sensazioni che si trasformano in emozioni e in cambiamento di atteggiamento mentale e, quindi, di vita. Le parole dette o scritte vengono da questa esperienza, la condensano. La risposta al Koan appare come uno squarcio, talvolta uno sguardo, un sorriso. Inciampare nei sandali e vedere in quell’azione come uno specchio magico la soluzione al Koan.

A volte una frase che non c’entra nulla mi fa esplodere nel cuore la risposta, l’esperienza di quello che stavo cercando.

Maestro Tetsugen





Iki: elogio zen all’amare profondo

29 04 2010

L’amore si dice che sia un’arte, la suprema delle arti, e come tale va appresa, praticata e continuamente rinnovata.

Taluni pensano che l’amore sia innato in noi  o che sia nel DNA, ma anche se un giorno trovassimo il gene dell’amore, questo deve sempre prendere forma e manifestarsi per essere vissuto.
Un termine giapponese  che rappresenta bene l’arte dell’Amore e dell’amare è: Iki. Il concetto giapponese di Iki è qualcosa di raffinato e personale che trascende il mondano e la quotidianità, per entrare nell’amore personale assoluto. Il termine  definisce bene la capacità di essere profondi e nello stesso tempo di saper far affiorare ciò che serve all’Amore.
Il termine che in cinese é Sui,  diverrà Iki in Giappone nel periodo Bunka –Bunsei (1804-1830). Pronunciato alla Cinese Sui indicava “Cose degne di particolare attenzione”. Forse dall’abbreviazione di Bassui (eccellente), il termine compare nella letteratura  giapponese per indicare “Persone assai esperte nell’arte dell’amore” e “Profonde conoscitrici delle emozioni umane”.
Iki è la capacità di destreggiarsi emotivamente nelle situazioni difficili dell’amore, la capacità di coniugare spontaneità ed artificio,  artificio sempre finalizzato alla buona riuscita e al mantenimento dell’amore. Iki/Sui riassume l’essenza della cultura giapponese, in quanto racchiude in sé seduzione, energia spirituale e rinuncia, le tre virtù tradizionalmente espresse dalle figure emblematiche: la geisha, il samurai, il monaco.

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Koan

27 04 2010

L’importante è la domanda non la soluzione

Quando abbiamo un problema, la nostra energia si concentra sul trovare la soluzione, siamo molto più interessati alle soluzioni che al problema. Questo rende difficile osservare il problema.

Voi asserite con tutta l’enfasi che potete, e con grande animosità, “Guarda, io ho un problema”. Qualcosa vi assilla e dite “Ecco questo è il problema”. Lo strumento che state usando, cioè il pensiero, è lo stesso che ha creato questo problema e non può trovare la soluzione. Avete veramente interesse a risolvere il problema? Allora restate nel problema, vivete liberamente quel problema, perché dentro vi è la vera soluzione.

Se ho un dolore perché il rapporto con una persona si è interrotto, la soluzione è nel problema, cioè perché il rapporto si è interrotto. Mentre noi cerchiamo la soluzione al di fuori, la cerchiamo cercando di capire perché quella persona ci ha lasciato, quindi, voi non state trattando il vostro problema ma quello dell’altra persona. Potete separare il problema dalla soluzione? È come un’onda nell’oceano. Potete separare le onde dall’oceano? Potete solo sedervi e aspettare che le onde cessino, così potrete nuotare nell’oceano, come il Re Canute che sedette per anni e anni sperando che le onde sparissero in modo da poter fare un tuffo in un mare assolutamente calmo. Ma ciò non accadrà mai. Voi potete sedervi e imparare tutto sulle onde e sulle maree, l’alta marea e la bassa marea, ma il conoscere quelle cose non vi sarà di nessun aiuto. Voi non state assolutamente trattando con il vostro problema ma cercate di fuggirne lontano il più possibile per trovare una soluzione che pensate al di fuori del problema.

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Lasciarsi Amare è Zen

8 04 2010

Vorrei iniziare da questa volta a rispondere ai molti lettori, e non solo, che mi chiedono il pensiero dello Zen  nei confronti dell’amore, quello di relazione tra due persone, non solo quello Universale per tutti gli Esseri.

Amore, amare, essere amati, riempie lo spazio di una vita intera.
Lo Zen, pur essendo una scuola buddhista, contempla che i ministri di culto, come si chiamano in Italia (anche se il culto di una divinità non c’è nel Buddhismo), possano sposarsi. Ne consegue che ci si unisce ad un’altra persona per amore, quello non solo universale, ma quello da persona a persona, da uomo a donna.
Ma amare, come tutti sappiamo, non è così semplice. Se l’innamorarsi di una persona nasce spontaneo, il proseguire nell’amore richiede maturità e consapevolezza. Vivere l’amore nello Zen è donare se stesso senza usare l’altro solo per il proprio personale piacere.
Ama l’altro senza aspettarti ricompensa, e l’amore fiorirà e rimarrà nel tempo.
Prima di tutto nell’amore bisogna imparare a lasciarsi amare. Per chi si esibisce in maniera eccessiva alla ricerca dell’amore,  per chi deve sempre mostrasi,  riempire la scena, per chi non sa mai mettersi da parte, per chi mostra il proprio amore in modo prevaricante e soffocante con la propria forte personalità, per chi non riesce a lasciare il giusto spazio per l’amore dell’altro,  il rischio è davvero di far saltare l’amore, di soffocarlo e perderlo. Amare non è rappresentarsi sempre al centro di tutto, non è solo il piacere d’amare, ma anche quello di lasciare che l’altra persona ci ami. Leggi il seguito di questo post »





Lo Zen, la Sofferenza e la Meditazione

30 03 2010

Uno dei grandi Koan della nostra vita è come uscire dalla sofferenza che spesso si affaccia improvvisa e dirompente nella nostra mente.

Per molti uomini la maggior parte della vita è spesa a fuggire la sofferenza psichica. La sofferenza consiste nel fare cose irrealizzabili e contro la realtà. È assolutamente impossibile trovare un modo per risolvere completamente il non morire e avere piacere per sempre, e trovare un modo per non invecchiare. Non c’è nulla che causi più sofferenza e sia più inutile che porsi una sfida assolutamente impossibile.

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Lo Zen in Cucina

24 03 2010

Il cibo zen  per eccellenza è la Consapevolezza. Qualsiasi cosa si cucini è un buon cibo se preparato con Consapevolezza, che significa: attenzione, presenza mentale e amore per ciò che stiamo facendo.

Cucinare, quindi, non é solo per la salute fisica, ma ricopre un vero e proprio ruolo spirituale. I principi su cui si basa la cucina zen sono di amore e gratitudine verso il cibo ricevuto, e tutti gli esseri. Nello Zen di scuola Soto, il cuoco, che si chiama Tenzo, è la figura più importante dopo l’Abate e il Maestro spirituale che ha in carica il tempio. Il Tenzo si alza prima di tutti per preparare i pasti e si corica la sera dopo tutti perché deve provvedere alla pulizia della cucina e a preparare quanto servirà per il pasto della mattina seguente, proprio come fa una madre in famiglia.

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Mente Zen Mente Sveglia: Perchè le sette?

19 03 2010

“Effetto Barnum”, ovvero perché si crede alle pseudoscienze.

Con il termine “effetto Barnum” o “effetto di convalida soggettiva”, la psicologia intende spiegare la tendenza degli individui nel considerare veritieri oroscopi, lettura della mano, tarocchi e svariati altri tipi di pseudoscienze.
Il nome di questo fenomeno fu dato dallo psicologo Forer Bertram in onore  di Phineas Barnum, il creatore del primo circo moderno. Il circense sfruttò, infatti, questa peculiarità umana per fare successo nel proprio lavoro.

Secondo lo psicologo Bertram, ogni valutazione o predizione risulterà convincente purché consista in una descrizione vaga e moderatamente lusinghiera, così da convincere l’individuo che lo riguarda.
Nel 1948 Bertram fece un primo esperimento con degli studenti di un’università californiana. Ingannando i ragazzi, egli affermò di avere elaborato un metodo in grado di dare dei risultati oggettivi e veritieri sul carattere delle persone. Così diede loro un questionario da compilare, dal quale si sarebbe delineata la personalità dello studente.
Dopo avere raccolto tutti i dati degli alunni tramite il questionario, Forer Bertram fece finta di elaborare le risposte per delineare in modo oggettivo e affidabile il profilo di ogni studente . Quindi consegnò ad ognuno di loro una busta con il profilo caratteriale derivante dal test, e con molto stupore gli studenti dichiararono che il profilo corrispondeva al vero. Lo stupore crebbe ancor di più quando Bertram disse loro che il profilo caratteriale che si trovava all’interno della busta era lo stesso per tutti gli studenti!
Infatti Forer Bertram utilizzò termini vaghi e generali con dei giudizi che potevano adattarsi a molte situazioni e validi per chiunque.

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La Bellezza Zen

2 03 2010

Nell’ estetica  di bellezza  e completezza giapponese Zen, il concetto di bellezza può essere riassunto ed espresso attraverso tre concetti importanti che sono: Wabi, Sabi e Yugen.

Wabi – Sabi rappresentano la transitorietà delle cose, lo scorrere della vita, l’apparire e il trasformarsi, il divenire e, in ultimo, l’essenza della vita in tutte le sue manifestazioni.
Ecco l’Enso, il Cerchio. Ogni cosa viene e va  come le onde del mare. Ogni cosa appare e si trasforma. Non c’è fissa permanenza nella vita e nell’universo e il Cerchio è il brodo primordiale, il moto perpetuo della creazione.
Nella filosofia Zen dell’estetica, cioè della vita, ci sono sette principi per raggiungere Wabi – Sabi e sono:

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