C’è una bella storia musulmana che racconta di un grande poeta, di nome Awadhi:
Awadhi stava sotto il pergolato di una casa, piegato, a osservare dentro un catino.
Passò di lì un mistico sufi di nome Shams.
Shams osservò per un po’ il poeta e quel che stava facendo e infine gli chiese: “Ma che cosa sta facendo lì tutto piegato?”. Il poeta rispose: “Sto contemplando la luna in un catino d’acqua”. Il mistico scoppiò a ridere apertamente, spontaneamente, fragorosamente..
Il poeta incominciò a sentirsi imbarazzato, anche a causa delle persone che iniziavano a fermarsi a guardarlo, per cui chiese: “Che cosa c’è da ridere? Perché mi rendi ridicolo?”.
Shams, il sufi, rispose: “A meno che tu non ti sia rotto il collo, perché non guardi la luna direttamente nel cielo, anziché il suo riflesso?”.

La luna è lassù oggi, piena, splendente, domani forse un quarto, ieri forse metà, ma in ogni sua manifestazione è la luna vera, mentre il poeta stava a guardare il riflesso. Cercare la verità nelle filosofie, negli “ismi”, sui libri, domandare agli altri, è cercare la luna nel catino.
Lo Zen, se domandi quale sia il significato della vita, non può risponderti, può solo darti dei mezzi per trovare la risposta dentro di te. Se gli domandi come uscire dal dolore, non può darti l’indirizzo della gioia, può solo indicarti la Via alla tua consapevolezza, al tuo modo per uscire dal dolore.
Da Vivere Zen di Carlo Tetsugen Serra

