Monaci di questo monastero di montagna ricordate di essere qui per la pratica della Via e non per le vesti e il cibo, perchè finchè avrete le spalle avrete vesti da indossare e finchè avrete la bocca avrete cibo da mangiare.
Non dimenticate durante le dodici ore della giornata di dedicarvi allo studio della Via.
Il tempo passa come una freccia perciò non lasciate che la vostra mente sia disturbata dalle preoccupazioni terrene.
Attenzione! Attenzione!
Dopo la mia morte alcuni di voi dirigeranno dei templi in condizioni prosperose, con grandi sale e libri decorati in oro e argento, i cui devoti si affolleranno numerosi.
Alcuni di voi passeranno le ore leggendo i sutra e recitando darani e seduti a lungo in meditazione non si faranno prendere dal sonno.
Mangiando una volta al giorno e osservando i giorni di digiuno praticheranno tutte le pratiche ascetiche nei sei periodi della giornata.
Ma pur dedicandosi così alle pratiche esteriori, i loro pensieri non dimoreranno nella misteriosa ed intrasmettibile Via dei Buddha e dei Patriarchi, ignoreranno la legge della casualità e finiranno nella completa rovina della religione.
Basterà però che uno solo viva in solitudine, in una capanna coperta di paglia e passi i suoi giorni mangiando radici di erbe selvagge cucinate in una pentola con le gambe rotte. Applicandosi con concentrazione ai suoi affari, sarà l’unico ad incontrarmi tutti i giorni e ad essere padrone della propria vita.
Chi potrà fargli qualcosa?
Siate diligenti. Siate diligenti.
Gli ammonimenti di Kosen Daito
18 10 2011Commenti : 1 Commento »
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Patrizia Sanvitale: “La mano che cura. Dialoghi con i maestri del benessere”
4 05 2011Patrizia Sanvitale
La mano che cura
Dialoghi con i maestri del benessere
Marsilio Editore, a cura Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte
Tecnica, mano e cuore nell’arte del massaggio:antichi riti, nuovi saperi
L’ultimo nato della collana editoriale “Mestieri d’Arte”, edita da Marsilio e curata dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, affronta un tema particolarmente affascinante e in modo del tutto inedito: l’arte della mano che cura, riabilita e dà benessere in molti, straordinari modi, raccontata da alcuni dei suoi più illustri protagonisti.
Trenta ritratti. Trenta interviste. Trenta maestri nell’arte del massaggio che, dialogando con Patrizia Sanvitale, giornalista e sociologa, raccontano le tecniche di un mestiere antico e quasi magico, forte di tradizioni arcaiche e di declinazioni nuovissime.
Attraverso i racconti coinvolgenti delle esperienze e dei saperi sviluppati nel corso degli anni, alcuni “guru” del benessere ci aiutano a ripercorrere le tappe di un’umanità perduta, di un rapporto di comunicazione e fiducia con gli allievi, i clienti e tutti coloro che attraverso il contatto ricercano aiuto e comprensione ma anche pazienza, tenacia, serietà nel lavoro, generosità, sincerità.
Tra i trenta maestri intervistati, Carlo Tetsugen Serra ci racconta le arti dello Zen Shiatsu e dello Shin Do.
Nel numero di maggio di Yoga Journal, sono pubblicati in esclusiva alcuni brani dell’introduzione del libro con foto di Laila Pozzo.
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Come le religioni del Giappone affrontano le tragedie
7 04 2011Vi proponiamo la traduzione di un articolo dal Belief Blog della CNN.
I giapponesi tendono a non identificarsi con una singola tradizione né a studiare dei testi religiosi.
Brian Bocking, un esperto di religioni giapponesi presso l’università irlandese di College Cork, afferma che il giapponese medio non si converte consapevolmente al Buddhismo fino alla celebrazione di un funerale. Molti giapponesi credono infatti che quello che fanno per i propri avi dopo la morte conti in un certo qual modo. È come se tra le persone vigesse una diffusa credenza nell’esistenza di spiriti ancestrali e probabilmente non è quello che ci aspetteremmo da una società laica come quella giapponese.
Dopo i tragici fatti dell’11 marzo, molti giapponesi hanno trovato rifugio nella religione per piangere i morti da una parte e recuperare quella forza necessaria per ricostruire il paese dall’altra.
Ma per molti giapponesi il senso religioso è molto più complesso di una semplice adesione alle antiche tradizioni del Buddhismo. I giapponesi “mescolano” infatti le credenze e le tradizioni buddhiste con l’antica tradizione scintoista del paese. A tale proposito, John Nelson, Preside della facoltà di teologia all’Università di San Francisco, afferma che i giapponesi passano da una tradizione religiosa all’altra a seconda delle situazioni: per avvenimenti che “celebrano” la vita, si rivolgono ai rituali della tradizione scintoista, mentre di fronte alle tragedie è il Buddhismo il loro punto di riferimento.
Esistono diverse scuole di buddhismo giapponese e altrettante spiegazioni che il Buddhismo offre al perché determinate calamità accadano, dal concetto di karma all’aspetto apocalittico di certe tragedie. Ad ogni modo, laddove il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islamismo si preoccupano del perché Dio abbia potuto permettere un terremoto, ad esempio, il Buddhismo e lo Scintoismo focalizzano la propria attenzione su come reagire alla tragedia. È molto importante nella vita dei giapponesi, reagire alla tragedia in modo positivo, addirittura con un atteggiamento gioioso.
Nello stesso momento, i monaci del buddhismo giapponese si occupano dei rituali che accompagnano le cerimonie dei funerali, come la cremazione e la sepoltura in un lotto di famiglia.
Si segnala però un atteggiamento disilluso e disincantato di molti giovani giapponesi verso il Buddhismo, dettato a quanto pare dalla diffusa credenza che i monaci approfittino in realtà della situazione drammatica per raccogliere soldi da spendere successivamente per la gestione dei templi e che tutto sommato il loro ruolo non sia poi così utile nella società. «Il terremoto è un’occasione per i monaci buddhisti per dimostrare che la loro figura è ancora di rilevante importanza» afferma John Nelson «i giovani hanno semplicemente smesso di “comprarli” ».
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Istruzioni a un cuoco zen. Ovvero come ottenere l’illuminazione in cucina
4 04 2011Maneggiate anche una singola foglia di verdura
in modo tale che manifesti il corpo del Buddha.
Ciò a sua volta permette al Buddha di manifestarsi attraverso la foglia.
Come siamo fortunati a essere nati come esseri umani
con la possibilità di preparare i pasti per i Tre Tesori!
Dovremmo avere davvero un atteggiamento di gioia e gratitudine.
Maestro zen Dogen Zenji
Tratto dal libro “Istruzioni a un cuoco zen. Ovvero come ottenere l’illuminazione in cucina”
Dogen Zenji, fondatore della Scuola Soto Zen, scrisse un breve trattato a uso dei tenzo (cuoco zen), il Tenzo Kyokun (1237), secondo cui la cucina dei monasteri deve avere le seguenti tre virtù (santoku): il gusto deve essere leggero, il piatto deve essere pulito e ordinato, la pietanza deve essere preparata seguendo i modi corretti. Per cucinare occorre avere le seguenti attitudini: kishin (la gioia nel cuocere, servire e praticare la Via del Buddha), roshin (gentilezza e piena attenzione con cuore puro), taishin (una mente profonda e aperta priva di attaccamento. – Fonte: Zen. Dizionari delle Religioni
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Il Profeta di Kahlil Gibran: “Sulla Morte”
17 02 2011Allora Almitra disse: “Vorremmo adesso chiederti di parlarci della Morte”.
Ed egli rispose:
“Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete scoprirlo se non lo cercate nel cuore della vita?
Il gufo che ha occhi limitati alla notte e ciechi di giorno non può svelare il mistero della luce.
Se volete davvero afferrare lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore sul corpo della vita.
Poiché la vita e la morte sono unite e indivisibili, proprio come lo sono il fiume e il mare.
Nel profondo delle vostre speranze e desideri giace la silenziosa conoscenza dell’aldilà;
E come semi sognanti sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
Abbiate fede nei vostri sogni, giacché in essi è nascosto il cancello dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore al cospetto del rè che sta per imporgli le mani in segno di onore;
Ma sotto il suo tremito non è forse egli gioioso perché porterà poi l’emblema del re?
E non è tuttavia forse più conscio del suo tremito?
Poiché cosa significa morire se non stare nudi nel vento e sciogliersi al sole?
E cosa significa cessare di respirare se non liberare il respiro dai suoi incessanti flussi affinché esso possa, lieve e disciolto, elevarsi, espandersi, e cercare Dio?
Solo quando berrete dal fiume del silenzio canterete davvero.
E quando avrete raggiunto la cima del monte, allora comincerete a scalare.
E quando la terra reclamerà le vostre membra, allora danzerete veramente”.
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