Dimenticato il bue, il pastore resta solo
Non c’è dualità nel Dharma, e il bue è stato dipinto solo come un mezzo provvisorio, simile al cappio per catturare le lepri o alla nassa per intrappolare i pesci. Adesso per il pastore è come se la luna si stagliasse sulle nuvole o l’oro scintillante venisse separato dalle scorie.
Lo stesso raggio di luce luccica già da prima della nascita del mondo.

Il significato di questa icona è dimenticare il bue, cioè l’emancipazione della nostra mente che da confusa diviene chiara e il pastore che diventa essere uomo. Il fatto che il bue non sia più rappresentato, non significa che sia scappato, o cancellato, ma significa che si è trasformato nella nostra Vera Mente, la trasformazione che abbiamo intensamente cercato ha avuto inizio e ha dato i suoi frutti. Eppure qui siamo alla settima icona non all’ultima, attenzione!!!
Il pastore ha un risveglio di coscienza nella prima icona, sente dentro di sé che c’è un modo diverso di essere e di manifestare questa sua Vera Coscienza che è in tutti noi e grazie a questo sentire riesce a leggere le tracce.
Entra nella seconda icona, legge le tracce della sua diversa coscienza, le legge in molte cose che gli accadono, cose che prima vedeva o considerava come normali, come appartenenti a sé, ma a quel punto vede che non gli corrispondono più, che la sua coscienza le percepisce diversamente.
Nella terza icona incomincia ad avere chiaro cosa non gli corrisponde più e inizia il cambiamento che si fa duro e battagliero nella quarta icona, dove acquisisce sempre più chiarezza di cosa lui non è e di ciò che invece vorrebbe essere e mette in atto tutti gli stratagemmi per imbrigliare la vecchia mente e domarla.
Nella quinta icona è l’accettazione della sua mente e, quindi, con l’accettazione la conoscenza. Riesce così a dirigere la vecchia mente dove vuole, a trasformarla più facilmente sino al punto della sesta icona, dove suona il flauto pacifico sul bue e non tiene più stretta neanche la corda: ha trovato la sua Via, la sua nota concorde , il suo modo, la sua pratica da seguire e seguendo serenamente e con gioia la sua pratica e manifestando sempre di più la sua Vera Coscienza arriva alla settima icona. Come vedete, le prime cinque icone sono tutte rivolte alla mente che deve cambiare, al bue da domare, alla trasformazione delle nostre negatività, come una battaglia rivolta a qualcosa che consideriamo altro da noi.
Dalla settima icona, invece, dove il bue sparisce, non si tratta più di lottare, cancellare o trasformare la vecchia coscienza, ma di far crescere sempre più quella nuova, che è sempre stata lì, ma non ne avevamo consapevolezza. Si tratta di scoprirla sempre di più, di farla risplendere.
In questo settimo stadio c’è la ferma consapevolezza di essere diventati quello che nel Buddhismo si dice vero Sé, vero Essere, cioè quella coscienza originaria che tutti gli esseri hanno e, tuttavia, proprio in questo “io penso – io dico – io percepisco di essere la vera coscienza” c’è un problema, perché c’è la possibilità che ci si separi dal resto delle coscienze di chi non è realizzato e quindi si caschi nuovamente nell’ego. È un momento delicato: sì, è avvenuta la trasformazione, ma non avendo la PIENA trasformazione, percepiamo ancora gli altri esseri come diversi da noi e ci sentiamo diversi, e anche se siamo pieni di compassione e amore, gli altri e l’universo li consideriamo Altri da Noi. Questo sentire rischia di far riemergere il nostro ego, certo in un modo diverso, più subdolo, mascherato di amore verso tutto e tutti, amore sincero, si badi bene, non falso, ma comunque percepiamo gli altri separati dal nostro vero Essere.
L’immagine della settima icona ci dice che siamo in grado di manifestare chi veramente siamo, rimanda al momento in cui finalmente ogni cosa che facciamo è meditazione: cioè spontanea manifestazione del nostro vero Essere, quando siamo seduti a meditare meditiamo, ma anche quando camminiamo, lavoriamo, ascoltiamo qualcuno o giochiamo. Non c’è separazione, non c’è più alcuna lotta: la meditazione è diventata il nostro naturale modo d’essere, siamo semplicemente ciò che siamo. La consapevolezza, l’attenzione, la compassione sono sempre presenti, accompagnate a una sorta di saggezza, come quando la mattina ci si sveglia affamati e si va a prendere un frutto, oppure, sentendo freddo, si va a prendere la legna per accendere il fuoco. Si fa, insomma, ciò che è naturalmente appropriato. Non ci sono più pensieri del tipo: “Devo essere buono, devo essere compassionevole, saggio, generoso…”. Avviene tutto naturalmente: siamo generosi adesso, in questo momento, vogliamo esserlo e non è possibile fare altro che essere generosi verso noi stessi e gli altri.
Questo è uno stadio di Coscienza elevato e solitamente arrivati alla quinta icona non si torna più indietro, ma capita che spesso arrivati alla settima icona invece ci si ferma.
Nella settima icona il pastore è diventato Uomo ed è rientrato nella sua vera casa e pensa di aver raggiunto la meta perché è diventato Uno con se stesso, ma appunto Uno con se stesso, non Uno con tutto l’universo, è una grande realizzazione, ma personale e rischia di nascondere l’ultimo quarto della luna.
Sino a qui c’è stato un cammino quasi logico dell’essere umano alla ricerca di se stesso, penso abbiate seguito facilmente il percorso e i processi di evoluzione della mente che ricerca ed è quello che mi auguro succeda o succederà a tutti voi.
A questo punto viene da chiedersi, ma se il pastore si è trasformato in Essere Umano, cioè da essere che pascolava confusamente ad Essere che ha trovato se stesso, il suo vero Essere, allora il viaggio è finito, cosa può esserci di altro? Di più?
Da qui il viaggio è verso la scoperta della verità assoluta, non solo della propria, è la sottile linea che separa il saggio dall’illuminato. La scoperta della verità assoluta comprende la totale scoperta di se stessi “Uno nel Tutto il Tutto nell’Uno”.
Se arriverete allo stadio della settima icona, vi esorto a non fermarvi, a proseguire il meraviglioso Viaggio.
“Lascia andare davanti; lascia andare dietro; lascia andare nel mezzo.
Andato oltre l’esistenza, dappertutto con una mente liberata,
tu non tornerai più a nascere nuovamente
né a soffrire né a morire, sarai totalmente realizzato.”
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