Vi proponiamo la traduzione di un articolo dal Belief Blog della CNN.
I giapponesi tendono a non identificarsi con una singola tradizione né a studiare dei testi religiosi.
Brian Bocking, un esperto di religioni giapponesi presso l’università irlandese di College Cork, afferma che il giapponese medio non si converte consapevolmente al Buddhismo fino alla celebrazione di un funerale. Molti giapponesi credono infatti che quello che fanno per i propri avi dopo la morte conti in un certo qual modo. È come se tra le persone vigesse una diffusa credenza nell’esistenza di spiriti ancestrali e probabilmente non è quello che ci aspetteremmo da una società laica come quella giapponese.
Dopo i tragici fatti dell’11 marzo, molti giapponesi hanno trovato rifugio nella religione per piangere i morti da una parte e recuperare quella forza necessaria per ricostruire il paese dall’altra.
Ma per molti giapponesi il senso religioso è molto più complesso di una semplice adesione alle antiche tradizioni del Buddhismo. I giapponesi “mescolano” infatti le credenze e le tradizioni buddhiste con l’antica tradizione scintoista del paese. A tale proposito, John Nelson, Preside della facoltà di teologia all’Università di San Francisco, afferma che i giapponesi passano da una tradizione religiosa all’altra a seconda delle situazioni: per avvenimenti che “celebrano” la vita, si rivolgono ai rituali della tradizione scintoista, mentre di fronte alle tragedie è il Buddhismo il loro punto di riferimento.
Esistono diverse scuole di buddhismo giapponese e altrettante spiegazioni che il Buddhismo offre al perché determinate calamità accadano, dal concetto di karma all’aspetto apocalittico di certe tragedie. Ad ogni modo, laddove il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islamismo si preoccupano del perché Dio abbia potuto permettere un terremoto, ad esempio, il Buddhismo e lo Scintoismo focalizzano la propria attenzione su come reagire alla tragedia. È molto importante nella vita dei giapponesi, reagire alla tragedia in modo positivo, addirittura con un atteggiamento gioioso.
Nello stesso momento, i monaci del buddhismo giapponese si occupano dei rituali che accompagnano le cerimonie dei funerali, come la cremazione e la sepoltura in un lotto di famiglia.
Si segnala però un atteggiamento disilluso e disincantato di molti giovani giapponesi verso il Buddhismo, dettato a quanto pare dalla diffusa credenza che i monaci approfittino in realtà della situazione drammatica per raccogliere soldi da spendere successivamente per la gestione dei templi e che tutto sommato il loro ruolo non sia poi così utile nella società. «Il terremoto è un’occasione per i monaci buddhisti per dimostrare che la loro figura è ancora di rilevante importanza» afferma John Nelson «i giovani hanno semplicemente smesso di “comprarli” ».






